EDILIZIA SOCIALE E RIGENERAZIONE URBANA: UNA COMBINAZIONE POSSIBILE?

Questo periodo storico richiede come non mai, pianificazione e strategia, nulla può essere improvvisato e non previsto. Il passato ci insegna ma noi siamo sempre convinti di poter fare a meno di questo maestro, certi che la nostra idea sia migliore e vincente. Sulla necessità di fare tesoro della storia e di ritornare al senso proprio delle parole si è incentrato il convegno promosso dall’Associazione Nazionale Edilizia Sociale presso la Regione Lazio il 16 febbraio 2017 dal titolo “Progettare il territorio: dalla trasformazione alla rigenerazione urbana“. L’Edilizia Sociale nella sua definizione più comune, raccoglie una fetta di realtà che nel tempo si è modificata. Ora sono fruitori dell’edilizia sociale disoccupati, cassaintegrati, disabili, anziani soli, immigrati e rifugiati politici piuttosto che lavoratori salariati, famiglie numerose, ragazze madri e poveri, che rispecchiano una realtà sociale tipica degli anni 70/80. I cosiddetti “portatori di interesse” sono cambiati. Al contempo il consumo del suolo è proibito, il recupero e la trasformazione sono all’ordine del giorno. Recupero dei sottotetti, piano casa, e forse a seguire recupero dei seminterrati con deroghe alle norme igienico-sanitarie, sono sintomatici del necessario approvvigionamento di residenziale e luoghi ove vivere dignitosamente. Edilizia Sociale e Rigenerazione Urbana sono termini assai diffusi anche nel linguaggio della politica che tuttavia stenta a trovare soluzioni all’emergenza abitativa, troppo intenta a riscuotere consenso sui social network formulando slogam, mentre le esigenze di riqualificazione delle aree urbanizzate rimangono al palo. Nel corso dell’evento che ha visto alternarsi come relatori esperti con competenze interdisciplinari (giuridiche, architettoniche e ingegneristiche) è emerso che la “chiusura” dei fondi GESCAL (acronimo di GEStione Case per i Lavoratori), nato dalla trasformazione del Piano INA-Casa e disciplinato dalla legge 14 febbraio 1963, n. 60 per l’Edilizia Pubblica, ha fatto venir meno un finanziamento rilevante nel settore dell’edilizia residenziale pubblica.

Per molti versi pare ignorata l’esistenza di una cosiddetta “fascia grigia” di famiglie che hanno bisogno di essere supportate nel diritto all’abitazione: cassaintegrati, lavoratori da indotto delle imprese che hanno fallito o sono chiuse per l’audace pressante sistema fiscale, persone sole che vivono una separazione; tutto ciò sta letteralmente emarginando un tessuto sociale presente ma invisibile.

La locazione permanente è una soluzione, ma la possibilità del successivo riscatto, introdotto dalla normativa di settore con lo scopo di portare risorse nelle casse degli enti locali (come previsto dal decreto legge “Sviluppo” n. 70/2011) farà mancare nuovamente la disponibilità di alloggi con possibilità di affitto. Dati alla mano, in Italia ci sono 20.000 unità immobiliari da recuperare ma non possono essere messe sul mercato per mancanza di risorse. Le domande di alloggi sono 400.000 e ad oggi non c’è politica in atto che possa o voglia risolvere la problematica.

Per questo occorre una nuova progettazione che combini “Edilizia Sociale” e “Rigenerazione Urbana”, stimolata da soggetti pubblici e privati in grado di rispondere alle esigenze odierne, provando a dare attuazione all’art. 47 della costituzione. Per tale ragione A.N.E.S. ha promosso l’iniziativa ricordata ed è pronta ad intervenire per favorire un dibattito pubblico coinvolgendo tutti gli stakeholders interessati.

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