UNA SOLUZIONE SEMPLICE PER UNA VICENDA COMPLESSA

La conferenza stampa la Camera dei Deputati ha consentito di presentare nella più solenne delle occasioni la proposta di legge elaborata da A.N.E.S. per superare il caos determinato dalla prezzo di affrancazione dai vincoli convenzionali degli alloggi dei piani di zona presenti negli oltre 8000 comuni italiani.

Una proposta introdotta dal presidente Dott. Gian Luca Proietti Toppi il quale, dopo aver ricordato importante contributo dato alla risoluzione della questione romana con le nove raccomandazioni al sindaco di Roma, ha auspicato un intervento della politica per dare una risposta semplice ha un problema molto complesso.

Di seguito il testo della proposta, illustrata dall’Avv. Daniele Ricciardi, che prevede la sostituzione della norma che con il Decreto Sviluppo del 2011 ha introdotto lo strumento dell’affrancazione al solo scopo di consentire agli enti locali di far cassa.

 

PROPOSTA DI LEGGE
Disposizioni concernenti la rimozione del vincolo del prezzo massimo degli alloggi di edilizia sociale

ONOREVOLI COLLEGHI! —  Il mercato degli alloggi di edilizia sociale si trova in una profonda crisi a seguito della sentenza della Corte di Cassazione n. 18135 del 16 settembre 2015, che ha affermato l’opponibilità del vincolo del prezzo massimo di cessione degli immobili in regime di edilizia agevolata ex articolo 35 della L. n. 865 del 1971, ai successivi acquirenti dal costruttore a titolo di onere reale, con efficacia indefinita, qualora non sia intervenuta la convenzione di rimozione ex articolo 31, comma 49-bis della L. n. 448 del 1998. Con tale giurisprudenza è emerso un mercato irregolare in cui, per decenni, gli alloggi sono stati venduti a prezzo di libero mercato dagli assegnatari, a volte inconsapevoli dell’esistenza del vincolo, altre volte con la chiara volontà di speculare approfittando dell’assenza di controllo da parte delle istituzioni competenti.
In tale contesto e in conseguenza della complessità della disciplina normativa sulla rimozione del vincolo di cui all’articolo 31, comma 49-bis della legge n. 448 del 1998, migliaia di famiglie, in particolare nella città di Roma, sono ora tenute ad attendere i lunghi tempi del procedimento amministrativo per poter vendere sul libero mercato, dovendo versare all’amministrazione capitolina un corrispettivo che varia tra 8 e 50 mila euro.
Tale situazione impone una soluzione normativa che, ferma ogni responsabilità per quanto avvenuto in passato, sollevi gli attuali venditori quantomeno da eventuali oneri amministrativi. La crisi del sistema dell’edilizia sociale, fermo alla disciplina della legge 167 del 1962, impone inoltre di adottare nuovi modelli di sostegno al diritto all’abitazione tenendo conto in particolare dell’esigenza delle famiglie numerose e delle nuove generazioni già alle prese con le difficoltà di reddito determinate dal mercato del lavoro.

Articolo 1
Modifiche alla legge 23 dicembre 1998 n. 448 in materia di vincoli delle convenzioni di edilizia sociale

1. Il comma 49-bis dell’articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 è sostituito dal seguente:
“I vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione delle singole unità abitative e loro pertinenze nonché del canone massimo di locazione delle stesse, contenuti nelle convenzioni di cui all’articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive modificazioni, per la cessione del diritto di proprietà, stipulate precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 179, ovvero per la cessione del diritto di superficie, possono essere rimossi, dopo che siano trascorsi almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento, con il versamento all’ente locale di un importo pari a dieci volte il valore della rendita catastale rivalutata dell’immobile. Gli alloggi realizzati in virtù delle convenzioni di cui all’articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive modificazioni, possono essere ceduti a prezzo di libero mercato con allegazione all’atto di compravendita della quietanza del versamento della predetta somma. Il pagamento dell’importo dovuto per la rimozione dei vincoli è a carico del venditore del primo trasferimento al prezzo di libero mercato. L’importo versato per la rimozione dei vincoli di cui al presente comma è computato in acconto al corrispettivo di cui al precedente comma 48“.

* * *

Nel prossimo mese A.N.E.S. continuerà la sua attività di sensibilizzazione dei cittadini su questa delicata tematica, che vale svariati miliardi di euro, pronta alla mobilitazione di piazza qualora nessuna iniziativa parlamentare venga adottata in favore di centinaia di migliaia di famiglie e per liberare gli uffici comunali da una complessa procedura edilizia.

Scarica il testo della proposta di legge.

22 commenti

  1. Cinzia caruso

    Mi sembra giusto ! Speriamo solo che sia il Comune stesso a richiedarela cifra dell’affrancazione direttamente al primo venditore, beneficiario della convenzione.

    • Santi Calderone

      Cinzia Caruso, purtroppo il primo venditore che ha “incassato” il vantaggio della Convenzione, molto spesso, non è stato il primo acquirente (in caso di imprese) o assegnatario (in caso di Cooperativa), ma proprio l’impresa o la cooperativa. Questo è quello che sta venendo fuori da numerosi indagini in corso ed anche da inchieste televisive. Io sono un primo acquirente e di vantaggio della convenzione non ho sentito neanche l’odore avendo pagato l’appartamento il 30% in più del prezzo massimo di convezione (il notaio ha pensato bene di “dimenticarsi” di allegare la Tabella dei prezzi massimi che lui stesso aveva autenticato …). Anche se il vantaggio di questa proposta è quello di basarsi su un parametro ben individuabile e “non interpretabile” come la rendita catastale invece di “valori venali” la cui valutazione ha, comunque, una buona dose di arbitrarietà legata ai numerosi parametri da tenere in conto, presenta alcune problematiche: a) non tiene conto del corrispettivo di concessione (facilmente recuperabile dalla Convenzione) da portare in detrazione “pro quota” in base ai millesimi di proprietà; b) non tiene conto di una riduzione percentuale man mano che ci si avvicina ai 99 anni. Basterebbe infatti moltiplicare per un coefficiente pari a (99-(anni trascorsi dalla stipula della convenzione))/99; c) non tiene conto del danno di coloro che ormai hanno pagato il loro appartamento a prezzo di mercato ed aspettare che venga rintracciato il primo che ha cominciato a vendere, appunto, a prezzo di mercato potrebbe non essere agevole ed immediato, senza contare il fatto che, se sono passati oltre 10 anni, sarebbe già protetto da prescrizione ed allora chi pagherebbe?; d) viene analizzato solo la problematica dell’Affrancazione, ma resterebbero inalterati tutti i problemi sulla valutazione del corrispettivo di Trasformazione che continuerebbe ad essere legato al comma 40 dell’art. 31 della Legge 448/1998. Probabilmente è su quello che bisogna agire poiché da quello discenderebbe sia la modifica del corrispettivo di Trasformazione sia quella sul corrispettivo di Affrancazione essendo tale comma 48 richiamato anche dal comma 49-bis. Almeno questo è il mio modo di vedere la questione.

      • io spero di non sbagliarmi , ma da quello che ho letto sulla sentenza del 2015 , sembrerebbe che L’Affrancazione noi la dovremmo pagare lo stesso ed a ripetizione per ogni successivo proprietario , anche se abbiamo fatto la Trasformazione……………..Spero di sbagliarmi , L’unico vantaggio sarebbe che chi ha fatto la Trasformazione , potrebbe vendere l’appartamento a prezzo pieno di mercato , mentre chi è solo proprietario Superficiario , visti gli ultimi eventi , anche pagando l’Affrancazione adesso avrebbe piu’ difficolta’ a vendere .

    • Esatto, anche perché ci sono situazioni inique come la mia, dove è intervenuto la persona che ha venduto l’immobile a me è deceduto senza lasciare eredi e io non posso chiamare in causa chi l’ha venduto a lui per mancanza di un rapporto diretto. Ne consegue che l’unico che ne ha veramente beneficiato del prezzo agevolato dormira sonni tranquilli mentre io il mio sonno l’ho perso poiché per speculazione le persone a cui ho venduto stanno avanzando richieste assurde

  2. Santi Calderone

    Ovviamente intendevo “comma 48” e non “comma 40” 🙂 …

  3. Bruno Battaglia

    Tutto va bene soprattutto questa proposta, ma il collo di bottiglia (almeno per me) e quello del Comune che non fa i conteggi e anche se li facesse più velocemente (sono 9 mesi che aspetto di affrancare) alla fine della “concessione alla affrancazione ” dichiara sempre che si riserva l’opzione di chiedere i conguagli rispetto al Piano di Zona – C 5 – che non riesce a chiudere.
    Quindi il problema sta nella incapacità politica di chi gestisce la Res Publica
    forse perché altri interessi (non so quali ) vengono protetti.
    Sembra di applicare il proverbio che dice che “Se l’ asino non vuole l’acqua non beve”

  4. Perfetto spero e mi auguro che questa campagna produca i suoi frutti speriamo che i politici riescano a gestire questa situazione è non come sempre succede in questo paese dove tutto si rimanda

  5. Sergio Giannini

    La modifica del comma 49/bis offre i seguenti vantaggi:
    -la determinazione del corrispettivo ancorata ad un parametro certo
    -la possibilità di stipulare la rivendita con la semplice allegazione in atto della reversale del versamento del corrispettivo
    -la possibilità di portare il corrispettivo in detrazione di quello di trasformazione in diritto di proprietà.
    Alla proposta andrebbero apportate le seguenti integrazioni e modificazioni:
    a)il corrispettivo va determinato con riferimento ad un multiplo della rendita catastale (esclusa la rivalutazione) che non lo renda eccessivamente oneroso ed andrebbe prevista la rateizzazione.
    b)la facoltà di rimozione del vincolo deve essere riconosciuta a tutti i venditori dopo il primo quinquiennio. Il penultimo periodo del testo potrebbe essere sostituito con il seguente:” il pagamento dell’importo dovuto per la rimozione dei vincoli può essere effettuato da ciascuno dei venditori trascorsi cinque anni dalla data del primo atto di acquisto dell’alloggio”
    La norma consentirebbe ai proprietari investiti della domanda di nullità parziale della vendita di liberarsi obbligandosi al pagamento dell’onere di rimozione del vincolo,salvo agire in via surrogatoria verso il proprio dante causa.
    Infine sarebbe opportuno cogliere l’occasione per proporre anche la modifica del comma 48.Il testo potrebbe essere il seguente:”Il corrispettivo di cui al precedente comma 47 è pari al 30 per cento di quello stabilito dal comma 1 dell’art.5/bis della L.8.8.92 n.359 esclusa la riduzione prevista dall’ultimo periodo dello stesso comma,quale riportato nella convenzione stipulata tra il Comune e il concessionario del diritto di superficie”
    Quanto sopra consentirebbe di agevolare la trasformazione in diritto di proprietà e liberalizzare definitivamente il prezzo di vendita degli alloggi.

    • io spero di sbagliarmi , ma da quello che ho letto sulla sentenza del 2015 , sembrerebbe che L’Affrancazione noi la dovremmo pagare lo stesso ed a ripetizione per ogni successivo proprietario , anche se abbiamo fatto la Trasformazione……………..Spero di sbagliarmi , L’unico vantaggio sarebbe che chi ha fatto la Trasformazione , potrebbe vendere l’appartamento a prezzo pieno di mercato , mentre chi è solo proprietario Superficiario , visti gli ultimi eventi , anche pagando l’Affrancazione adesso avrebbe piu’ difficolta’ a vendere.

      • Santi Calderone

        @Genny da quale frase della sentenza del 2015 “sembrerebbe che L’Affrancazione noi la dovremmo pagare lo stesso ed a ripetizione per ogni successivo proprietario , anche se abbiamo fatto la Trasformazione……………..”?
        Io non sono d’accordo poiché la Trasformazione viene fatta tramite una Convenzione sostitutiva stipulata ai sensi del comma 46 dell’art. 31 della Legge 448/1998 che cito:
        “46. Le convenzioni stipulate ai sensi dell’articolo 35 della legge
        22 ottobre 1971, n. 865, e successive modificazioni, e precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 179, per la cessione del diritto di proprieta’, possono essere sostituite con la convenzione di cui all’articolo 8, commi primo, quarto e quinto, della legge 28 gennaio 1977, n. 10, alle seguenti condizioni:
        a) per una durata di 20 anni diminuita del tempo trascorso fra la data di stipulazione della convenzione che ha accompagnato la concessione del diritto di superficie o la cessione in proprieta’ delle aree e quella di stipulazione della nuova convenzione;
        b) in cambio di un corrispettivo, per ogni alloggio edificato, calcolato ai sensi del comma 48.”

        Quindi si tratta di una Convenzione ai sensi all’articolo 8, commi primo, quarto e quinto, della legge 28 gennaio 1977, n. 10 (ora sostituito dall’art. 18 del DPR 380/2001).
        Se si va a leggere la famosa Sentenza del 2015: “Un’ulteriore distinzione deve ravvisarsi tra le convenzioni ex art. 35 legge n. 865/1971 e quelle ex artt. 7 e 8 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 (Norme per la edificabilità dei suoli), non pertinenti, nella specie. Solo per le seconde il titolare di alloggio su concessione edilizia rilasciata con contributo ridotto non è obbligato a rispettare, in sede di vendita, il prezzo stabilito dalla convenzione tipo approvata dalla regione, ai sensi dell’art.7 della legge 10/1977”,
        si nota che le Convenzioni ai sensi dell’art. 7 della legge 10/1977 (e la Convenzione di Trasformazione ricade proprio fra quelle) NON è pertinente nella fattispecie trattata nella Sentenza e comunque, nella stessa Sentenza c’è scritto che il titolare dell’alloggio non è obbligato a rispettare, in sede di vendita, il prezzo stabilito dalla convenzione tipo approvata dalla regione. In altre parole la Sentenza dice esattamente l’opposto di quanto sostenuto nel commento sopra …

  6. Sergio Giannini

    La proposta di modifica del comma 49/bis offre i seguenti vantaggi:
    -la determinazione del corrispettivo ancorata ad un parametro certo
    -la possibilità di vendere a prezzo libero con la semplice allegazione della reversale di versamento del corrispettivo
    -la possibilità di portare il versamento già effettuato in detrazione del corrispettivo di trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà.
    Alla proposta potrebbero essere apportate le seguenti modificazioni ed integrazioni:
    a)il corrispettivo determinato in base ad un semplice multiplo della rendita catastale (esclusa la rivalutazione) in modo che lo stesso non risulti eccessivamente oneroso
    b)la facoltà di rimozione del vincolo riconosciuta a tutti i venditori dopo il quinquiennio. Il penultimo periodo del testo pertanto potrebbe essere sostituito dal seguente:” Il pagamento dell’importo dovuto per la rimozione dei vincoli può essere effettuato da ciascuno dei venditori trascorsi cinque anni dalla data del primo acquisto”
    La norma consentirebbe ai proprietari di agire in riconvenzionale contro la domanda di nullità parziale obbligandosi al pagamento dell’onere del vincolo,salvo poi agire in via surrogatoria contro il proprio dante causa.
    Infine sarebbe opportuno proporre anche una modifica del comma 48.
    Il testo potrebbe essere il seguente:
    1″Il corrispettivo di cui al comma 47 è stabilito in misura pari al 30% di quello previsto dal comma 1 dell’art.5 della L.8.8.92 n.359,esclusa la riduzione prevista dall’ultimo periodo dello stesso comma,come riportato nella convenzione ai sensi dell’art.35 della L.22.10.71 n.865 stipulata tra il comune ed il concessionario.
    2 La trasformazione è effettuata con dichiarazione del superficiario resa per atto pubblico o scrittura privata autenticata trascritta presso l’Ufficio del Territorio. Alla dichiarazione sono allegati la copia autenticata della reversale di pagamento della somma di cui al comma 1 e l’ attestazione di conformità della stessa alla legge ed ai regolamenti vigenti a firma di un professionista abilitato”
    Quanto sopra consentirebbe di agevolare la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà senza coinvolgere i Comuni e liberalizzare definitivamente i vincoli di prezzo senza il pagamento degli oneri di cui al comma 49/bis.

    • Santi Calderone

      Sergio Giannini, pur concordando sui citati vantaggi evidenziati nella proposta di modifica del comma 49-bis:
      • la determinazione del corrispettivo ancorata ad un parametro certo;
      • la possibilità di vendere a prezzo libero con la semplice allegazione della reversale di versamento del corrispettivo;
      • la possibilità di portare il versamento già effettuato in detrazione del corrispettivo di trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà.
      Vedo degli svantaggi che riassumo di seguito:
      1) La rendita catastale ed il corrispondente valore catastale dell’immobile sono, al momento, piuttosto discutibili, tant’è che si sente parlare da anni di una auspicabile riforma del catasto. Purtroppo tale riforma fra false partenze e rinvii non è mai stata fatta. Inoltre, con le attuali rendite, si giunge a valori catastali che, quasi sempre, sono maggiori del prezzo massimo di cessione (PMC), il quale, purtroppo, in molti casi non è agevole determinare, dato che, troppo spesso, l’obbligo espresso in Convenzione di allegare le Tabelle dei PMC ai rogiti di cessione o assegnazione è stato disatteso dai notai roganti ed, altrettanto spesso, le citate Tabelle dei PMC non si trovano neanche negli archivi comunali che è l’unico posto dove si dovrebbero poter trovare. La conseguenza è che, attualmente, chi, per motivi personali ha dovuto cambiare residenza, paga un IMU corrispondente ad un valore superiore a quello consentito come prezzo massimo di vendita ed, anche se volesse vendere a prezzo calmierato, potrebbe trovarsi delle sanzioni da pagare poiché l’Agenzia delle Entrate considera il valore catastale come il minimo prezzo su cui pagare le imposte di cessione dell’immobile. Quanto sopra per dire che, nell’ambito di una auspicabile riforma del catasto, per gli alloggi soggetti al vincolo del PMC occorrerebbe definire la rendita catastale ed il relativo valore secondo un criterio che faccia corrispondere tale PMC con la nuova rendita catastale rivalutata. Questa coincidenza semplificherebbe anche il processo di vendita a prezzo calmierato in assenza di Trasformazione e/o Affrancazione, poiché ultimamente il Dipartimento di Urbanistica di Roma si rifiuta di fornire ufficialmente il PMC rivalutato, anche se solo tale Dipartimento avrebbe tutte le informazioni per calcolarlo data l’indisponibilità, in troppi casi, di una Tabella dei PMC allegata al primo atto di cessione.
      2) La modifica proposta si applica solo al comma 49-bis dell’art. 31 della Legge 448/1998, ma lascia inalterato il processo macchinoso, che sta provocando tutti i ritardi nei conteggi di Affrancazione e Trasformazione, descritto dal comma 48 dello stesso articolo. A mio avviso, la modifica da fare sarebbe proprio sul comma 48 che, come conseguenza, si porterebbe dietro, automaticamente, la semplificazione del comma 49-bis il cui corrispettivo è già ora da calcolare come una percentuale di quello risultante dal comma 48. Quello che voglio dire è che con una modifica semplificativa del comma 48 si otterrebbe i classici “due piccioni con una fava” semplificando, contemporaneamente, sia i conteggi di Trasformazione che quelli di Affrancazione. In altre parole, la modifica da fare sul comma 48 sarebbe quella di agganciare il corrispettivo ad una percentuale di un valore noto a tutti o comunque ricavabile da database ufficiali aggiornati con puntualità, invece di dare all’Ufficio Tecnico del Comune il potere di definire, spesso nel modo discutibile ed esageratamente alto che abbiamo visto con la Deliberazione 40/2016 del Commissario Straordinario Tronca, i “valori venali” attualmente indicati come base di calcolo nel comma 48. Un metodo molto semplice sarebbe quello di utilizzare una percentuale non superiore al 10% dei Valori OMI (ricavabili in modo “trasparente” da tutti tramite accesso al database disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate) preventivamente ridotti al 60% (usando la percentuale agevolativa già riportata sul comma 48 per il “valore venale”). Dopo aver modificato il comma 48, le sole modifiche da applicare al comma 49-bis (ed al comma 49-ter) sarebbero:
      a) Specificare in modo chiaro come calcolare le percentuali di riduzione rispetto al “corrispettivo risultante dal comma 48” indicando, ad esempio i valori percentuali: 100 x [anni mancanti alla scadenza della Convenzione]/99, per le Convenzioni in Diritto di Superficie non ancora Trasformate, e 100 x [anni mancanti alla scadenza della Convenzione]/20, per Convenzioni in Diritto di Superficie già Trasformate o per quelle originariamente già in Diritto di Proprietà non ancora scadute. Specificando che, per tutte le Convenzioni già scadute il comma non è applicabile poiché tutti i vincoli sono già decaduti assieme alla Convenzione.
      b) Specificare che, il corrispettivo versato per l’Affrancazione ai sensi del comma 49-bis, adeguatamente rivalutato secondo ISTAT dalla data del relativo versamento, deve essere considerato un anticipo di quello risultante dal comma 48 nel caso di futura richiesta di Trasformazione da Diritto di Superficie a Diritto di Proprietà ai sensi dei commi da 45 a 49 dello stesso articolo.
      3) La modifica proposta non risulta equa perché non considera gli oneri relativi alla Convenzione originaria (comprendendo sia quelli di concessione del Diritto di Superficie o del Diritto di Proprietà che quelli per gli OO.UU.). A questo proposito, la difficoltà maggiore consiste nell’individuazione degli effettivi versamenti effettuati, a suo tempo, dall’impresa costruttrice o cooperativa. La documentazione contabile di tali versamenti, a causa del tempo trascorso (a volte oltre 30 anni fa!), potrebbe essere stata smarrita se non addirittura distrutta per lasciare spazio negli archivi comunali (infatti fino a prima della Sentenza del 2015, la convinzione diffusa presso il Dipartimento di Urbanistica era che l’Affrancazione non fosse applicabile alle Convenzioni stipulate a Roma, quindi nessuno può garantire che, specialmente per le Convenzioni più datate, la documentazione contabile dei versamenti effettuati per le Convenzioni in Diritto di Superficie non sia andata distrutta poiché ritenuta del tutto inutile). A tale proposito, sarebbe utile modificare il comma 48 indicando come onere detraibile, non gli importi versati, ma quelli riportati in Convenzione evitando una difficoltosa ricerca negli archivi comunali di documentazione contabile forse non più disponibile, mentre le Convenzioni, essendo atti pubblici, sono sicuramente reperibili, quantomeno, presso gli archivi notarili.

      • Santi Calderone

        Dimenticavo di scrivere che la clausola della modifica “L’importo versato per la rimozione dei vincoli di cui al presente comma è computato in acconto al corrispettivo di cui al precedente comma 48” per quanto sia più che giusta da un punto di vista logico, per una singolare circostanza inspiegabile, nel Comune di Roma costituirebbe la “Trasformazione Automatica”. Infatti, il corrispettivo di Trasformazione del comma 48, per i 14 PdZ che, almeno formalmente, sarebbero Trasformabili è minore di quello di Affrancazione del comma 49-bis, poiché per quest’ultimo comma NON è previsto l’ulteriore abbattimento del 50% che è, invece, consentito per la Trasformazione pagando l’intero corrispettivo del comma 48. Per esempio, nel caso di una convenzione di 30 anni fa, il corrispettivo di affrancazione è pari a ((99-30)/99)x risultato del comma senza abbattimento cioè il 69,69% di quest’ultimo. Invece il corrispettivo di Trasformazione è circa il 50% di quest’ultimo. Pertanto se ho già pagato il 69,69% di un certo valore e lo porto in detrazione su un importo di circa il 50% dello stesso valore di partenza il Comune dovrebbe restituirmi circa il 19,69% 🙂 … Ecco un altro punto che la dice lunga sull’incongruenza della Deliberazione 40/2016 che non vale neanche la carta su cui è stampata neanche se fosse carta da riciclo!

  7. Una legge per salvare tutti, bello.

  8. vai a trovare il venditore del primo trasferimento.

  9. Salve, potrei capire se lo stesso criterio vale anche per i non residenziali?
    Grazie.

  10. Visto che non ci sono aggiornamenti e “all’Italiana” tutto langue! vorrei rilanciare la problematica con un caso specifico: Ho acquistato un immobile nel 2012 al prezzo di 180.000 euro con mutuo successivamente estinto a seguito della vendita di una casa più piccola. L’immobile acquistato proveniva da primo assegnatario di cooperativa ed il complesso residenziale ove è ubicato l’immobile sorge su terreno con DIRITTO di proprietà in quanto, illo tempore, acquistato dal comune. Oggi, sono nella necessità di dovere rivendere l’appartamento che già rispetto a quanto pagato nel 2012 è molto svalutato, si parla di 130.000 euro quindi con una remissione reale di 50.000 euro, cifra che viste le necessità sarei anche disponibile a rimettere; la beffa è appunto in ciò che gli “ermellini” , grandi pensatori , hanno sentenziato, per cui secondo il Notaio io non posso vendere a più di 95.000 euro che sarebbe un vincolo comunale. Vi chiedo, come secondo o forse terzo acquirente debbo subire questa altra perdita (ho fatto il compromesso e rischio di dovere restituire il doppio della caparra) Help me. Grazie

  11. Dimenticavo, chi mi ha venduto l’appartamento è un Signore anziano che vive!? all’estero.Cosa potrei fare? E’ possibile che in Italia quando si sentenzia in maniara inversa di8 come sono andate le cose da sempre, non si pensi al pregresso? Vanno bene tutte le soluzioni che possono correggere il presente e futuro perchè non si debbano permettere speculazioni, specialmente si questi tempi e sulla casa. Ma non sarebbe più semplice non attivare la retroattività e contestualmente SGRAVARE dal vincolo l’acquirente successivo all’assegnazione dell’immobile che non solo non ha avuto avevolazioni ma, anzi, ha pagato certamente ad un prezzo maggiore l’immobile? Grazie

  12. Buona e chiara proposta di legge.Non vorrei commentare la delibera Tronca, ma più che una delibera mi sembra un atto di strozzinaggio, con la delibera antecedente un appartamento di 95 mq a vigne nove venivano richiesti dal comune €24000, con la delibera Tronca da un giorno all’altro la richiesta è passata a €44000.eppure le due tabelle pep sono state fatte a pochi giorni di distanza luna dall’altra. Chi dei due fauturi è rincoglionito?) Poteva praticare lo sconto fino al 50% lo ha previsto al 15% .Non ci sono parole. Costa meno riscattare una casa popolare ATER che svincolare una casa in 167. Vi sembra una cosa giusta? SPERIAMO CHE SI CREI UN GROSSO MOVIMENTO POPOLARE CHE RIVENDICHI LA GIUSTA SOLUZIONE CHE E’ QUELLA DA VOI PROPOSTA

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