LE “RACCOMANDAZIONI” DI A.N.E.S. A ROMA CAPITALE

Nella sala del Carroccio in Campidoglio si è svolta la conferenza stampa di A.N.E.S. per la consegna della lettera di raccomandazioni al Sindaco di Roma su trasformazione ed affrancazione nei piani di zona.

Davanti ad alcuni cittadini, rappresentanti di associazioni ed agenzie di stampa capitoline, il Presidente Gian Luca Proietti Toppi ha espresso il rammarico per il dietro front del Sindaco che, dopo aver comunicato la partecipazione della consigliera on. Donatella Iorio, non ha inviato alcun delegato. Nonostante i solleciti anche l’Assessore all’Urbanistica Luca Montuori non ha partecipato all’iniziativa con cui sono stati descritti “nove suggerimenti” per migliorare la gestione dei procedimenti per la trasformazione del diritto di superficie in piena proprietà e la rimozione dei vincoli del prezzo massimo. Una vicenda che vale diversi miliardi di euro per le casse comunali, ma che pare stare a cuore soltanto ai cittadini bloccati dal caos nelle pratiche nel Dipartimento all’Urbanistica. Unica eccezione, la presenza del consigliere on. Francesco Figliomeni il quale ha mostrato sensibilità per l’iniziativa dell’associazione.

Le richieste sono state illustrate dagli esperti di A.N.E.S. (Arch. Maristella Babuin e Avv. Daniele Ricciardi) tenendo conto delle segnalazioni ricevute nel corso della campagna di ascolto #RACCOMANDIAMOCI, che si è svolta – con la collaborazione di Piergiovanni Canale – tra il 3 ed il 17 marzo attraverso il confronto con i soggetti interessati presso gli uffici capitolini competenti e con l’utilizzo dei social network.

La complessità della materia urbanistica in esame ha contribuito a generare un clima di tensione tra cittadini, in attesa di risposta alle proprie istanze,ed i responsabili dell’amministrazione, chiamati a gestire pratiche che richiedono spesso la ricostruzione storica e documentale di interi comparti di edilizia sociale.

L’iniziativa di A.N.E.S. intendeva superare tale clima, offrendo all’amministrazione capitolina con spirito di collaborazione e disponibilità al confronto, le seguenti raccomandazioni. L’assenza degli amministratori politici è un segnale certamente preoccupante.

 

1. RISPETTARE LE REGOLE DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

 

L’Amministrazione deve indicare al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento. Inoltre per una maggiore trasparenza, in fase di protocollazione l’Amministrazione deve indicare l’elenco dei documenti consegnati con le istanze o le eventuali integrazioni.

 

2. RIVEDERE I CRITERI DI CALCOLO DEL PREZZO DI AFFRANCAZIONE

 

L’Amministrazione deve riformare i criteri per la determinazione del corrispettivo di affrancazione escludendo dal conteggio eventuali conguagli relativi ai costi di urbanizzazione e di costruzione prendendo in considerazione la superficie in metri2 anziché in metri3.

 

3. UN TERMINE PIU’ AMPIO PER PAGARE IL PREZZO, SENZA RIPARTIRE DA ZERO

 

L’Amministrazione deve consentire di effettuare in un termine superiore a quello attualmente indicato e comunque in linea con l’aggiornamento delle quotazioni immobiliari OMI.

 

4. SEMPLIFICARE LE PRATICHE CON UNA BANCA DATI

 

L’Amministrazione deve istituire una banca dati per mantenere in evidenza le informazioni elaborate rispetto ai singoli comparti al fine di poter accelerare la lavorazione delle istanze relative ad alloggi per i quali è già stata elaborata la stima per la trasformazione o l’affrancazione.

 

5. NIENTE AFFRANCAZIONE PER CHI HA OTTENUTO LA TRASFORMAZIONE

 

L’Amministrazione deve evitare che i titolari di alloggi già oggetto di trasformazione siano onerati di un nuovo procedimento e di nuovi costi per ottenere l’affrancazione da un vincolo non più esistente se trascorsi venti anni dalla stipula della prima convenzione edilizia.

 

6. STIPULARE LE CONVENZIONI PER LE TRASFORMAZIONI “IN SOSPESO”

 

L’Amministrazione deve procedere tempestivamente al perfezionamento delle istanze di trasformazione già presentate e, in particolare, di quelle pendenti ancor prima della giurisprudenza che ha determinato il caos sul vincolo del prezzo massimo di cessione.

 

7. IL RUOLO DEGLI AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO

 

L’Amministrazione deve inviare agli amministratori, tramite le associazioni di categoria, una richiesta di consegna dei regolamenti e delle tabelle millesimali dei fabbricati realizzati nei piani di zona, pubblicando inoltre un avviso sul sito internet per consentire ai singoli assegnatari di segnalare ai propri amministratori tale richiesta indipendentemente dall’allegazione alle singole istanze.

 

8. UN UFFICIALE ROGANTE PER LE CONVENZIONI

 

L’Amministrazione deve istituire la figura dell’ufficiale rogante e procedere alle convenzioni sostitutive o di rimozione del vincolo mediante atto pubblico amministrativo, senza oneri per i richiedenti.

 

9. MAGGIORI RISORSE PER I ROMANI, MENO “RISORSE PER ROMA”

 

L’Amministrazione deve investire per ampliare la pianta organica dei dipendenti dell’U.O. Edilizia Sociale e garantire un’adeguata formazione professionale per consentire di accelerare i procedimenti di trasformazione ed affrancazione.

* * *

Scarica e condividi il testo integrale della lettera di raccomandazioni al Sindaco di Roma.

2 commenti

  1. Santi Calderone

    Proposte pienamente condivisibili! Corrispondono a tante richieste da parte dei cittadini che si possono leggere in gruppi FB come questo https://www.facebook.com/groups/302585170104375/

  2. Santi Calderone

    Oltre alla giustissima raccomandazione nr. 4, che eviterebbe il dover rifare lo stesso lavoro di ricerca decine di volte nel caso di richieste associate allo stesso edificio, ai fini della semplificazione delle pratiche, secondo me, bisognerebbe anche sfoltire la documentazione richiesta al richiedente:
    1) Copia integrale del titolo di proprietà Immobile (atto d’acquisto o atto di assegnazione dell’immobile e nota di trascrizione)
    2) Visura catastale storica e planimetria catastale dell’immobile
    3) Copia integrale del Regolamento di Condominio e delle Tabelle millesimali di proprietà generale, la cui validità ed attualità anche in relazione ad eventuali modifiche sopravvenute  dovrà essere attestata dall’Amministratore di condominio secondo apposito modello di Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio ( mod. AFF – 02/16 )
    4) Copia del documento di identità del proprietario o del legale rappresentante (se persona giuridica)
    5) Codice fiscale del proprietario o del legale rappresentante (se persona giuridica)
    6) Partita IVA (se persona giuridica)
    7) Dichiarazione in ordine alla capacità a contrarre con la pubblica amministrazione

    Infatti, i documenti (1) e (2) costituiscono una duplicazione dell’identificazione dell’alloggio e della prova di sua titolarità in capo al richiedente, quindi basterebbe solo uno dei due (auspicabilmente la semplice visura catastale tipicamente di una o due pagine), anche perché l’identificazione della Convenzione già riportata nel modulo di richiesta. Inoltre a cosa serve la planimetria se non ha alcun impatto sul calcolo del corrispettivo di Affrancazione o Trasformazione?
    A cosa serve la voluminosa documentazione al punto (3), se l’unica semplice informazione che serve, ai fini del calcolo del corrispettivo, è costituita dai millesimi di proprietà dell’alloggio? Non basterebbe la sola Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio da parte dell’Amministratore di Condominio, che, comunque deve presentare, con un modello prestampato, che contenga anche il singolo valore dei millesimi, invece di dover produrre l’intero regolamento di condominio e tutte le tabelle millesimali, firmate pagina per pagina, e ripetendo il tutto per ciascun condomino che volesse Affrancare o Trasformare?
    Con queste semplificazione, si eviterebbe di dover produrre voluminosa ed inutile documentazione, difficile da archiviare e facile da perdere. Si eliminerebbe anche qualsiasi possibilità di errore da parte degli incaricati del Comune nel cercare, all’interno di centinaia di pagine che riguardano tutt’altro, quell’unico valore dei millesimi che serve che potrebbe essere scambiato con altri, specialmente in caso di Condomini con molte scale.

    Infine, anche la ricerca della documentazione disponibile negli archivi del Comune, dovrebbe solo limitarsi alla Convenzione che già include in chiaro gli altri due valori necessari e cioè: i mc dell’intervento edilizio complessivo ed il corrispettivo da pagare per la concessione. Al contrario la ricerca del dettaglio di tutta la documentazione contabile relativa ai pagamenti fatti, spesso oltre 30 anni fa, e la suddivisione in oneri di concessione dell’area e oneri di OO.UU. rischia di non essere attendibile in quanto, dopo decine di anni nessuno può garantire che nulla sia andato smarrito, oppure che non sia andato distrutto. Infatti, fino a Settembre 2015, la convinzione diffusa al Dipartimento (come provato anche da una lettera al notariato) era quella che l’Affrancazione non fosse un istituto applicabile alle Convenzioni stipulate a Roma (si pensava infatti che il vincolo del prezzo massimo di cessione non fosse applicabile alle compravendite successive alla prima), pertanto non può essere escluso che, dopo i classici 10 anni, oltre i quali si ha la prescrizione degli oneri eventualmente non versati dall’impresa costruttrice o dalla cooperativa, i documenti contabili siano stati distrutti o, quantomeno, non se ne sia più curata la corretta conservazione ritenendoli inutili poiché troppo vecchi?

    Inoltre, ai fini del calcolo, secondo il parere emesso nell’adunanza in camera di consiglio del 17 febbraio 2016 della SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA della CORTE DEI CONTI “Si deve pertanto ritenere, riprendendo una interpretazione condivisa anche dalla magistratura amministrativa, che nell’ipotesi in cui il corrispettivo per le opere di urbanizzazione sia stato determinato in misura pari costo della loro realizzazione da parte dell’ente locale e questo sia stato già versato per intero dal concessionario all’atto del riconoscimento del diritto di superficie, il relativo ammontare rivalutato debba essere detratto dal valore venale nella misura in cui tale valore tenga conto anche dell’incremento derivante dall’urbanizzazione primaria e secondaria dell’area (Cfr. TAR Sardegna, sentenza n. 1603/2002).” che motivo c’è di identificare, separatamente, gli oneri di urbanizzazione da quello di concessone del suolo se entrambi debbono essere portati in detrazione dal corrispettivo complessivo per l’Edificio? non basterebbe prendere per buono il valore complessivo del corrispettivo facilmente estraibile dal testo della Convenzione senza fare ulteriori inutili e non affidabili ricerche negli archivi?

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