UNA LEGGE PER FERMARE I CONTENZIOSI

Dopo la sentenza del 2015 che ha determinato la crisi del mercato degli alloggi di edilizia sociale affermando la vigenza del vincolo del prezzo massimo di cessione, arriva una nuova decisione della Corte di Cassazione destinata ad alimentare ulteriormente le polemiche. Con la sentenza depositata il 3 gennaio 2017 la Suprema Corte ha completamente ribaltato le decisioni del Tribunale e della Corte d’Appello di Torino riconoscendo il diritto dell’acquirente di ottenere la restituzione di parte del prezzo applicando i valori di libero mercato per un alloggio realizzato in un piano di zona nel comune di Moncalieri. Richiamando infatti la precedente giurisprudenza, i giudici del Palazzaccio hanno dichiarato che la differenza tra il prezzo convenuto e il prezzo massimo di cessione (in questo caso circa 100 mila euro) deve essere restituita all’acquirente.

I numerosi contatti ricevuti dalla nostra Associazione dimostrano tuttavia come molti venditori non avessero alcuna consapevolezza di compiere un atto illegittimo, né tantomeno la volontà di speculare. Eh sì, perché di speculazione si è invece trattato nei casi in cui cooperative o primi assegnatari avevano la consapevolezza di violare il vincolo del prezzo massimo di cessione e, dopo aver approfittato delle agevolazioni e dei vantaggi della legge 167 del 1962, hanno proceduto alla vendita a prezzo di libero mercato.

Questa nuova sentenza conferma il rischio di dover restituire, a distanza di anni dal trasferimento dell’alloggio, gran parte delle somme ricevute e con ogni probabilità utilizzate per acquistare un nuovo appartamento. L’omessa vigilanza delle istituzioni sta così determinando una guerra tra poveri nelle aule dei tribunali. Infatti se il venditore non ha la liquidità sufficiente per restituire il maggior prezzo, l’acquirente, non solo si trova penalizzato per aver pagato un prezzo di gran lunga superiore a quello dovuto, ma deve pagare al Comune il prezzo per la rimozione del vincolo per poter rivendere sempre al libero mercato. Prezzo che nel caso di Roma varia tra 8 e 50 mila euro.

L’azione di A.N.E.S. è tesa a superare queste ingiustizie. Con due diverse iniziative la settimana prossima saremo presenti in Campidoglio e alla Camera dei Deputati perché, se da un lato occorre semplificare l’iter di rimozione del vincolo e riducendo gli oneri a carico degli attuali assegnatari degli alloggi, dall’altro è necessario intervenire con una riforma legislativa che superando la crisi porti il Parlamento a promuovere un nuovo modello di edilizia sociale, soprattutto nell’interesse delle nuove generazioni.

2 commenti

  1. Santi Calderone

    Sono pienamente d’accordo con la frase sopra citata “è necessario intervenire con una riforma legislativa che superando la crisi porti il Parlamento a promuovere un nuovo modello di edilizia sociale, soprattutto nell’interesse delle nuove generazioni”. Proprio questo era lo scopo della petizione che ho lanciato su change.org alla seguente pagina web https://www.change.org/p/graziano-del-rio-ministro-delle-infrastrutture-e-dei-trasporti-ermete-realacci-presidente-della-proposta-di-modifica-delle-leggi-su-edilizia-convenzionata-per-uscire-dal-caos che, purtroppo, al momento non ha raccolto molte adesioni, probabilmente perché in linguaggio troppo “burocratese”.
    Sono disponibile per dare qualsiasi chiarimento a riguardo.

  2. Alla base di questa situazione che si è venuta a creare è non aver messo al corrente noi acquirenti di questa Convenzione con il comune di Roma che ho scoperto solo ora per motivi di successione l’esistenza di tale documento ma quando ho acquistato nell’anno 1989 chi ha venduto si è guardato bene di rendermi partecipe. L’interno dell’appartamento è sicuramente rifinito con materiale scarso ma per il catasto è definito civile quindi rendita più alta. Per affrontare la spesa dell’affrancazione dovrò chiedere un prestito, quello che ho risparmiato prima lo pagherò ora

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