L’EDILIZIA SOCIALE E I VINCOLI EUROPEI

Le politiche abitative devono fare i conti con le regole dettate da Bruxelles. Anche nel settore dell’edilizia sociale non sono mancati interventi che hanno limitato la facoltà dello Stato di intervenire a sostegno del diritto all’abitazione sancito dall’art. 47 della Costituzione.

A partire dalla decisione della Commissione Europea (n. 2005/842/CE) riguardante l’applicazione dell’articolo 86, paragrafo 2, del trattato CE agli aiuti di Stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico, concessi a determinate imprese incaricate della gestione di servizi d’interesse economico generale, si è reso necessario intervenire per  definire le caratteristiche e i requisiti degli alloggi sociali esenti dall’obbligo di notifica degli aiuti di Stato. La sovvenzione pubblica per le cooperative di abitazione rischiava infatti di essere considerata aiuto di Stato e, in quanto tale, suscettibile di ledere il principio di concorrenza su cui si fonda il mercato unico europeo.

Pertanto, in attuazione della legge n. 7 del 2007 è stato emanato il decreto ministeriale 22 aprile 2008 che definisce «alloggio sociale» l’unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato. L’alloggio sociale si configura come elemento essenziale del sistema di edilizia residenziale sociale costituito dall’insieme dei servizi abitativi finalizzati al soddisfacimento delle esigenze primarie. Rientrano in questa definizione gli alloggi realizzati o recuperati da operatori pubblici e privati, con il ricorso a contributi o agevolazioni pubbliche – quali esenzioni fiscali, assegnazione di aree od immobili, fondi di garanzia, agevolazioni di tipo urbanistico – destinati alla locazione temporanea per almeno otto anni ed anche alla proprietà.

Con tale decreto il Governo italiano ha provato a tutelarsi da eventuali procedure di infrazione rispetto all’erogazione di risorse (assai scarse) che nell’ultimo decennio hanno riguardato il settore dell’edilizia residenziale pubblica.

Dalla predetta definizione si comprende però che l’alloggio sociale è prevalentemente quello assegnato in locazione. Lo stesso decreto più avanti chiarisce che “il servizio di edilizia residenziale sociale viene erogato da operatori pubblici e privati prioritariamente tramite l’offerta di alloggi in locazione alla quale va destinata la prevalenza delle risorse disponibili, nonché il sostegno all’accesso alla proprietà della casa, perseguendo l’integrazione di diverse fasce sociali e concorrendo al miglioramento delle condizioni di vita dei destinatari“. I recenti scandali che, da Venezia a Roma, hanno riguardato le graduatorie delle case popolari mostrano un sistema privo di controlli e, ancor prima, di programmazione.

Ritornando ai vincoli europei il decreto – che ha segnato la fine di interventi sostanziali di costruzione di alloggi in proprietà o in superficie – ha comunque evitato guai al nostro paese. Non è andata così per il Belgio, ad esempio, che si è imbattuto nell’arresto della Corte di Giustizia Europea secondo la quale “gli incentivi fiscali ed i meccanismi di sovvenzionamento previsti nello stesso decreto della Regione fiamminga possono essere qualificati come aiuti di Stato ai sensi dell’art. 107, par. 1, Trattato 25 marzo 1957” (Corte giustizia Unione Europea Sez. I, 08/05/2013, n. 203/11).

Il citato regolamento comunitario è stato poi sostituito dalla decisione della Commissione UE 20 dicembre 2011, n. 2012/21/UE  in cui si precisa che “anche le imprese incaricate di svolgere servizi sociali, compresi incarichi di edilizia sociale per fornire alloggi a cittadini svantaggiati o a gruppi sociali più svantaggiati che non sono in grado di trovare un alloggio a condizioni di mercato a causa di limiti a livello di solvibilità, godono dell’esenzione dall’obbligo di notifica di cui alla presente decisione, anche se l’importo della compensazione che ricevono supera la soglia generale di compensazione stabilita dalla presente decisione“. Una presa di coscienza quantomeno tardiva motivata dalle “attuali condizioni economiche e nella fase attuale di sviluppo del mercato interno“e comunque sempre limitata alla sola locazione.

Il 25 marzo si riuniranno a Roma i capi di Stato europei per rifirmare simbolicamente il trattato che limita gli aiuti di Stato. Col senno di poi, sarebbe opportuno pensarci due volte a mettere quella firma, o comunque riconsiderare tutte le volte che, con il motto “lo chiede l’Europa“, non si è fatto l’interesse degli Italiani dimenticando quanto prevede la nostra Costituzione: il diritto all’abitazione di proprietà.

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