GOVERNO DEL TERRITORIO: IL RUOLO DELLE REGIONI

Il diritto all’abitazione è costituzionalmente garantito dall’art. 47 che appare nella testata del sito di A.N.E.S. Il testo, inserito nel titolo dedicato ai rapporti economici, non ha subito modifiche dal 1948. Ma ha mai trovato realmente attuazione?

Le politiche abitative sono sostanzialmente ferme ad oltre 50 anni fa e se il legislatore è intervenuto più recentemente è solo per realizzare l’obiettivo di monetizzare l’edilizia sociale realizzata nel secolo scorso. Nasce così sia la trasformazione degli alloggi dei piani di zona (art. 31 Legge 448/1998), sia l’assai controverso istituto dell’affrancazione del prezzo massimo dei piani di zona (D.L. 70/2011) su cui nel mese di febbraio A.N.E.S. dedicherà incontri tematici: 2 febbraio presso il Comune di Fonte Nuova e il 22 febbraio nel Municipio IX Euro di Roma.

Tornando alla domanda iniziale, è indubbio che l’attuazione del diritto all’abitazione ha dovuto fare i conti con il riparto di competenze tra Stato e Regioni. L’attuale titolo V della Costituzione (riformato nel 2001) prevede tra le materie di legislazione concorrente quelle relative al “governo del territorio“, ma affida allo Stato la “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale“.

L’edilizia sociale si colloca così a cavallo tra due competenze e, nel dubbio su quale livello politico debba intervenire, negli ultimi anni poco è stato fatto sia a livello centrale che regionale.

A.N.E.S. è impegnata per studiare nuove normative che, uscendo dalla logica emergenziale o del bisogno di “fare cassa” in favore degli enti locali, portino alla realizzazione della Carta Costituzionale. Per tale ragioni anche le Regioni rappresentano un interlocutore istituzionale con cui dialogare per realizzare il public debate introdotto come strumento consultivo obbligatorio dalle direttive comunitarie e, più recentemente, dal nuovo Codice dei contratti pubblici.

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